



Una casa sui Colli
Sul sentiero mi mossi a passo svelto, ma una volta raggiunta la spiaggia nera cominciai a correre. Perché la marea stava salendo inarrestabilmente, e per andare fra la risacca e il pendio tenendo la polvere asciutta ci volle tutta la rapidità del mondo. E anche così lo sciabordio mi arrivava alle ginocchia e quasi caddi su una pietra. In questo arco di tempo, la fretta, l’aria frizzante e l’afrore del mare mi tennero su il morale. Ma quanto penetrai nella boscaglia e cominciai a inerpicarmi per il sentiero, rallentai un po’.
Grazie alle corde del banjo e alle figure intagliate dal Maestro Case, la paura del bosco si era un po’ quietata. Eppure la marcia era stata tremenda, e quando i discepoli salivano lassù non potevano che essere terrorizzati. La luce della lanterna, passando tra i tronchi, i rami attorcigliati e l’intrico delle liane, rendeva quel posto, o la parte che si riusciva a vedere, una specie di teatro delle ombre. Ti venivano incontro come giganti grossi e veloci che poi scartavano di lato e sparivano. Ti sfioravano la testa come clave per poi dileguarsi come uccelli nella notte. A terra, i rami secchi brillavano come una scatola di fiammiferi accesa. Dai rami mi piovevano addosso come sudore gocce enormi e gelide. Non c’era vento, se non una leggera brezza congelata che non muoveva niente. E le arpe erano mute.




Vol. 3
Ore 5:00, la spiaggia
Sul sentiero mi mossi a passo svelto, ma una volta raggiunta la spiaggia nera cominciai a correre. Perché la marea stava salendo inarrestabilmente, e per andare fra la risacca e il pendio tenendo la polvere asciutta ci volle tutta la rapidità del mondo. E anche così lo sciabordio mi arrivava alle ginocchia e quasi caddi su una pietra. In questo arco di tempo, la fretta, l’aria frizzante e l’afrore del mare mi tennero su il morale. Ma quanto penetrai nella boscaglia e cominciai a inerpicarmi per il sentiero, rallentai un po’.
Grazie alle corde del banjo e alle figure intagliate dal Maestro Case, la paura del bosco si era un po’ quietata. Eppure la marcia era stata tremenda, e quando i discepoli salivano lassù non potevano che essere terrorizzati. La luce della lanterna, passando tra i tronchi, i rami attorcigliati e l’intrico delle liane, rendeva quel posto, o la parte che si riusciva a vedere, una specie di teatro delle ombre. Ti venivano incontro come giganti grossi e veloci che poi scartavano di lato e sparivano. Ti sfioravano la testa come clave per poi dileguarsi come uccelli nella notte. A terra, i rami secchi brillavano come una scatola di fiammiferi accesa. Dai rami mi piovevano addosso come sudore gocce enormi e gelide. Non c’era vento, se non una leggera brezza congelata che non muoveva niente. E le arpe erano mute.